L’Associazione Ditirammu. Canti e memorie popolari di Palermo, fondata da Vito Parrinello e Rosa Mistretta nel 1995, si propone la tutela e la valorizzazione delle tradizioni etnomusicali e teatrali popolari siciliane. Ricercare, studiare,  valorizzare e divulgare i vecchi canti, le musiche, i balli popolari in Italia e all’Estero: assumere, indire e organizzare spettacoli, concerti di qualsiasi forma della produzione teatrale e musicale con particolare riguardo alla musica tradizionale siciliana.

Le origini della Compagnia di Canto Popolare Ditirammu (proveniente dal termine Ditirambo, antichissima tecnica recitativa di origine greca che inneggia al dio Bacco e al vino), risalgono all’antica formazione di canto folklorico costituitasi negli anni ‘30 grazie alla Direzione Artistica del Maestro Carmelo Gioacchino e alle ricerche musicali di Giovanni Varvaro (chitarra, friscaletto e marranzano). Gioacchino e Varvaro continuarono un lavoro di ricerca e di recupero del folklore degli ambienti popolari, iniziato alcuni decenni prima da insigni ricercatori come Giuseppe Pitré, che lo stesso Varvaro ebbe modo di frequentare nella Libreria Internazionale Reber al Càssaro, ritrovo di tanti artisti, letterati e uomini di cultura di quel tempo a Palermo, e il musicista Alberto Favara. Aggiungendo a tale studio sia la riproposta per l’aspetto del sentimento che la rielaborazione polifonica dei brani, Varvaro fondò a Palermo nel 1934 il Coro della Conca d’Oro, il primo dei cori folklorici siciliani e attivo fino alla fine degli anni ‘50. Il Coro si esibì in numerose manifestazioni sia nazionali che internazionali, vincendo nel 1955 il Campanile d’Oro, premio della competizione nazionale radio-televisiva fra tutte le Regioni d’Italia. Giovanni Varvaro e Irene D’Onufrio, rispettivamente zio e madre di Vito Parrinello e componenti del Coro della Conca d’Oro, hanno in seguito coinvolto con la loro musicalità figli e nipoti, trasferendo ad essi il modo interpretativo del sentimento popolare siciliano.

L’erede Vito Parrinello (chitarra) e la moglie Rosa Mistretta (canto popolare) ne hanno seguito attentamente gli insegnamenti, messi a frutto in successive formazioni, tra cui, quella di maggiore importanza per repertorio e visibilità, è quella de “U Carritteri”, gruppo amatoriale folk al quale Parrinello si aggregò e del quale in seguito divenne Presidente, che si esibì in molti paesi del mondo come l’Irlanda, il Giappone, gli Stati Uniti, la Nuova Zelanda per diffondere la musica popolare siciliana.

La tradizione di  famiglia che dal 1995, seguendo un “viaggio” di ricerca e riproposizione, trova la sua sintesi nella Compagnia di canto e memorie popolari Ditirammu. Il teatro Ditirammu nasce ufficialmente nel 1995: ma la data indica il luogo fisico, la casa-dei-ricordi punto di raccolta di una storia che parte da una famiglia in cui fare arte e condividerla era del tutto normale. «Era un modo per stare insieme, scandiva la vita perfino in cucina o quando avevamo ospiti. A loro offrivamo questi nostri tesori, quello che avevamo di più bello e di più puro – raccontava Vito Parrinello – il canto, la musica, la danza hanno sempre convissuto con la mia famiglia.  La storia prosegue nelle espressione artistiche dei figli Elisa (direzione artistica, teatro, danza popolare e creativa, canto e sceneggiatura teatrale) e Giovanni (tamburello e percussioni).

Parte di tale patrimonio, costituito da antichi spartiti, strumenti della tradizione musicale siciliana, registrazioni di spettacoli storici ripresi dai gruppi folklorici diretti e coordinati da Vito Parrinello è oggi custodito presso la CasaMuseo Ditirammu, attigua al Teatro, inaugurato nel 1998, nonché in un ampio archivio audiovisuale che attualmente è in fase di progressiva digitalizzazione e schedatura, al fine di renderne fruibili i contenuti non soltanto ai visitatori ma a tutti coloro che vi fossero interessati e che non possono recarsi a Palermo.

L’attività di ricerca avviata da Vito Parrinello, come musicista ed erede di una importante famiglia testimone della cultura e della musica siciliane, è stata sostenuta e avallata da Antonino Buttitta e Elsa Guggino, illustri antropologi e studiosi delle tradizioni popolari siciliane, che introdussero  Vito e Rosa allo studio della Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane di Giuseppe Pitrè e di altri fondamentali testi, contribuendo così ad alimentare la passione e l’interesse per l’etnomusicologia che hanno ha loro permesso in seguito di restituire al pubblico Canti e musiche della tradizione in un contesto storico e sociale in cui tali repertori erano trascurati e considerati desueti. E Vito e Rosa lo hanno fatto nel rispetto filologico delle origini popolari e in controtendenza rispetto alle riproposizioni folkloristiche costruite a uso e consumo di un turismo commerciale.  L’attività di ricerca e di riproposta è continua, si susseguono negli anni seguenti e fino a oggi  gli spettacoli folk di canti e danze della tradizione popolare con un elenco musicale comprendente alcune catalogazioni effettuate tra l’’800 e il ‘900 che, partendo dal repertorio dei cantastorie ciechi include i canti di lavoro, le preghiere, gli scongiuri e le note d’amore per la donna amata, le cialome della mattanza e i canti dei pescatori di corallo, e con la messa in scena degli spettacoli ‘rituali’, in replica da circa venti anni, come  l’antico “Triunfu pi Santa Rosalia”, realizzato in occasione di u’ Fistinu, cioè i festeggiamenti in onore della Santa patrona di Palermo; “Ninnarò il Presepe raccontato”, durante il periodo natalizio, in cui vengono riprese alcune parti del “Viaggio Dulurusu” di un cantastorie del ‘700, Benedetto Annuleru, o ancora “Martorio”, con parti dei canti di “La Simana Santa”, in occasione delle festività pasquali.  Si può senz’altro affermare che la famiglia Parrinello, erede di una tradizione centenaria, abbia custodito i repertori tradizionali e li abbia poi restituiti al pubblico preservandone la scomparsa e, cosa più importante, trasmettendone il valore a tantissimi giovani,  divenuti allievi cultori e appassionati.

L’Associazione Ditirammu e il Teatro hanno sede a Palermo nello storico quartiere della Kalsa, all’interno dei locali originariamente destinati alle scuderie di Palazzo Petrulla. In questo luogo, Vito e Rosa, hanno dato una casa al loro patrimonio, facendone anche un laboratorio di ricerca e rielaborazione delle trame musicali e teatrali e al tempo stesso, un centro di aggregazione sociale per il quartiere della Kalsa che è una delle aree più interessanti della città per la sua complessità e stratificazione culturale dove convivono identità culturali molto legate alla tradizione e forti elementi di contemporaneità, di mondanità e di rinnovamento, tutto in un cornice artistica estremamente variegata e ricca di eccezionale bellezza.

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